Per assaporare la risurrezione è necessario essere passati attraverso la morte.

Allora possiamo vedere gli eventi che la precedono:

  • Gesù nell’orto degli ulivi fa la scelta – che è anche nostra – o il calice contenente tutta la feccia umana o il vivere secondo la mentalità corrente. È il passaggio dalle sofferenze in generale alle proprie sofferenze.
  • Poi nella flagellazione Egli esprime tutti gli strazi fatti propri. È il passaggio dalla percezione dei ferimenti alla tortura vera e propria.
  • Quindi nella coronazione di spine sono racchiuse tutte le umiliazioni necessarie per poter cogliere la verità su di sé. È il passaggio dal semplice mortificare alle umiliazioni più oppressive.
  • Il viaggio al Calvario di Gesù carico della croce esprime la verità di ogni emarginazione. È il passaggio dalla vita alla morte.
  • E infine, la morte in croce manifesta tutta la crudezza del dolore vissuto per amore.  È il passaggio dal trono di gloria alla gloria della croce. Ed è il culmine!

L’amore conduce piano piano l’anima ad assaporare l’abbandono, cioè quel senso di nullità, di solitudine e di silenzio che contiene la sofferenza umana. Una vita vissuta in donazione. Una vita consumata che viene poi   ridonata risorta! Non esiste dolore che possa resistere alla risurrezione.

E perché ciò possa accadere è necessario non vedervi più il dolore ma  l’amore. È noto che chi sa soffrire, sa anche amare; e questo perché l’amore sta dentro il dolore.

Ma l’amore vero! E Gesù ha scelto di amare e quindi anche di soffrire.

Così allora risorge colui che muore: se si aggancia a Colui che si è donato fino in fondo, può vivere anche lui  “dopo” la morte.

Gesù Risorto sa come si trasforma la morte in vita.

Solo Lui!

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