Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia» (Lc 2,7), in un luogo di fortuna, riservato agli animali, un luogo di seconda scelta, che aveva cercato di evitare.

Ma su quella carne si china la tenerezza: è avvolta in fasce, in cure amorevoli che colmano il bambino. A Betlemme Dio è, con tutto se stesso, solo mendicante d’amore, del dono più potente che possa offrire la terra, l’affetto invincibile di una madre e di un padre.

Sua madre lo nutrirà di latte, di carezze e di sogni, suo padre lo nutrirà con il lavoro e la protezione. Il piccolo Gesù potrà sopravvivere sulla terra solo perché qualcuno si prende cura di lui; potrà essere felice sulla terra solo perché amato, come ogni bambino. Dio vive per il nostro amore. Tocca agli uomini prendersi cura di Dio.

Gesù ci insegnerà a farlo nel Padre nostro, chiedendo all’uomo per tre volte di interessarsi della causa di Dio, del suo nome, del suo regno, della sua volontà.

(Ermes Ronchi)

 

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