Ecco come si realizza il progetto di Dio. Da una parte l’Agnello che è indice di mansuetudine, come inerme, quasi implorante pietà, dall’altra il peccato che invece segno di sopraffazione, di potenza, dove non misericordia. il peccato è la disarmonia con se stessi e capace di crearla in tutto ciò che fa e dice.
E come fa Gesù per toglierlo? Non lo combatte di petto ma vi s’immerge e, pur essendo innocente, diviene peccato. Lo dice bene Paolo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Cor 5,21).
È così che Gesù lo vince, dando l’illusione di esserne preda. E invece inizia, dal ladrone portato con sé in paradiso, la gara infinita della misericordia.
Quell’Agnello testimonia che Dio è misericordia che è in grado di trasformare lo stesso peccato in punto di forza. È l’arte di Dio che dove agisce – dove più che nel peccato? – traccia punti luce che fanno vedere il suo intervento.
Sarà questo Agnello che si manifesterà vittorioso.
Dice Giovanni nell’Apocalisse: “E vidi: ecco l'Agnello in piedi … e anche la città santa … In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello” (14,1; 21,2.22.23).
E nell’invio in missione Gesù dice ai suoi: “Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi” (Lc 10,3).
S. Paolo grida: “Mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10).
Frammento: anch’io come Gesù sarò vittorioso se saprò far tesoro della mia debolezza e delle mie ferite. La perla nasce quando un’ostrica viene ferita. Quando un corpo estraneo – un’impurità, un granello di sabbia – penetra nel suo interno e la inabita, la conchiglia inizia a produrre una sostanza (la madreperla) con cui lo ricopre per proteggere il proprio corpo indifeso. Alla fine si sarà formata una bella perla, lucente e pregiata. Se non viene ferità, l’ostrica non potrà mai produrre perle, perché la perla è una ferita cicatrizzata.

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