28.06.2026 – 13^ DOMENICA DEL T.O.: Scelte audaci e coraggiose
, Categoria: Commento al Vangelo, Liturgia,Nella vita di ogni giorno ci sono espressioni comuni e comportamenti che cozzano con le parole di Gesù.
Lui ci chiede di amarlo più del padre e della madre, del figlio e della figlia e noi rispondiamo col “tengo famiglia”.
Lui ci prospetta la possibilità di andare incontro alla croce e noi ci adagiamo sul “così fan tutti”, che è espressione del nostro attaccamento ad una vita comoda e tranquilla.
Lui ci evoca la possibilità di perdere la vita e noi ce la teniamo ben stretta, ossessionati dai problemi di salute o dalle oscillazioni della borsa. Ci siamo costruiti tutti, preti e laici, delle solide dighe che impediscono alla corrente evangelica di raggiungerci.
Ma allora, solo degli illusi possono continuare ad annunciare il Vangelo, dal momento che Gesù sembra esigere dal discepolo il coraggio di essere un isolato, una mosca bianca, senza appoggi, senza protezione, senza sicurezze materiali? Non è casuale che Gesù prometta una grande ricompensa a chi accoglie i suoi inviati.
Prendere come bussola le sue parole non è una decisione di poco conto. Cambia la vita, la getta per sentieri poco battuti, la apre a scelte difficili e costose, la condanna spesso alla riprovazione dei parenti e dei colleghi. Vale la pena buttarsi in una situazione del genere?
A noi sembra di sì, anche se confessiamo di essere discepoli fragili, deboli, infedeli. E ci conforta scoprire che esistono ancora uomini e donne, giovani, adulti e anziani che continuano a credere e a prendere sul serio le indicazioni di Gesù.
Persone che nelle banche rinunciano ad imbrogliare gli indifesi e sanno bene che non faranno carriera.
Persone che nei luoghi del lavoro non si lasciano dominare solo da una logica di mercato che scarta i meno capaci e i meno abili.
Persone che nel mondo della scuola si mettono al passo di chi stenta, consumano ore e ore per far raggiungere qualche risultato anche ai casi disperati.
Persone che si mettono accanto agli adolescenti e ai giovani non per cercare facile popolarità, ma per prepararli alla vita anche se talvolta devono attraversare momenti di scoraggiamento.
È la fede concreta di tutte queste persone che consente al cristianesimo di vivere ancora
(Roberto Laurita)

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