Plinio il Giovane, in una delle sue lettere, risalenti al periodo del suo governatorato in Bitinia (111-113), chiede consiglio all'imperatore Traiano sul modo di comportarsi con i cristiani, considerati «nemici dell'impero». E qui ci incontriamo con la domenica…
«Essi (i cristiani) avevano l'abitudine di incontrarsi in un certo giorno prestabilito prima che facesse giorno, e quindi cantavano in versi alternati a Cristo, come a un dio, e pronunciavano il voto solenne di non compiere alcun delitto, né frode, furto o adulterio, né di mancare alla parola data, né di rifiutare la restituzione di un deposito; dopo ciò, era loro uso sciogliere l'assemblea e riunirsi poi nuovamente per partecipare al pasto, un cibo di tipo ordinario e innocuo, cosa che cessarono di fare dopo il mio editto con il quale, secondo le tue disposizioni, avevo proibito l'esistenza di sodalizi. Per questo ritenni ancor più necessario d'interrogare due ancelle che erano dette ministre, per saper quale fondo di verità ci fosse, ricorrendo pure alla tortura. Non ho trovato null'altro al di fuori di una superstizione balorda e smodata. Perciò, rinviata l'istruttoria, mi sono affrettato a chiedere il tuo parere… Non soltanto la città, ma anche i borghi e le campagne sono pervase dal contagio di questa superstizione; credo però che possa essere ancora fermata e portata nella normalità» (Epistole X, 96)

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