“Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno” (Mt 13,3-8).
Gesù narra questa parabola quando sono ormai sfumati gli entusiasmi e le attese degli inizi e la sua missione incontra segni di crescente difficoltà. All’ostilità dei capi si accompagna la fatica degli stessi discepoli, scoraggiati dalla distanza che avvertono tra a buona notizia e la sua attuazione. La delusione per quello che è percepito come un ritardo insopportabile porta a defilarsi, con molti che scelgono di lasciar perdere e di andarsene.
Il racconto evangelico ci introduce in una lettura più profonda. Lascia intuire che il regno di Dio è una realtà contrastata, umile, senza vistosità; non asseconda facili aspettative né crea immediatamente una condizione di giustizia e di pace. Nel contempo, ci assicura che il problema non sta nel seme, ma nella qualità dell’accoglienza che incontra: in ciascuno convivono terreni diversi, in cui non sempre la Parola ha la possibilità di mettere radici. Dove vince la superficialità, dove non c’è un’adesione personale, la proposta cristiana rimane soffocata dal rumore del mondo, sedotta da orizzonti effimeri o bruciata dall’aridità di preoccupazioni eccessive.
Rispetto a tale situazione, la parabola trasmette una ventata di speranza: innanzitutto, con il messaggio che la fiducia del Seminatore non viene meno davanti a resistenze e rifiuti: con gesto largo e generoso – senza misura – egli continua ad offrirsi a quel campo di Dio che siamo.
Questa disponibilità rende feconda la vita di chi l’accoglie: “Le realtà di Dio – la verità, la giustizia, l’amore – sono in questo mondo realtà di poco conto, trascurate. Tuttavia, gli uomini vivono di esse, il mondo vive di esse e non potrebbe sussistere se esse non esistessero”, osservava l’allora Card. Joseph Ratzinger.
(Ivan Maffeis, vescovo)

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