Il Dio dei cristiani è un Dio uno e trino e il gioco non può essere prerogativa esclusiva di una delle tre Persone divine.
Infatti a motivo di un’eguaglianza nella natura divina, si può affermare che tanto il Padre quanto il Figlio e lo Spirito Santo giocano.
La possibilità, pertanto, di delineare una Trinità che gioca sta nel far leva sulla concezione di Dio come amore.
Un gioco è un complesso di relazioni, che non esiste senza delle persone e dei rapporti tra le distinte persone e che “gioca” in modo tale da essere presente in ogni giocatore in modo estremamente specifico come un tutto.
Nessun attore che reciti in un dramma, nessuno sportivo che sia impegnato in un gioco di squadra, nessun bambino che partecipi ad un gioco di ruoli, gioca una parte del gioco: lo gioca tutto, ma non da solo e per sé. In questo senso si può intendere la comunione divina come il gioco dell’amore divino.
Non si dà gioco, tanto più quello di una squadra, senza movimento e collaborazione fra i diversi giocatori. Sotto questo profilo, se applichiamo questo discorso alla Trinità, viene in risalto quel dinamismo professato e creduto da ogni battezzato in base al quale il Padre è il generatore del Figlio e lo Spirito è colui che procede dal Padre e dal Figlio.
Tratto da F. Cittadini, Teologia del gioco, Aracne Editrice, Roma 2021 .

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