16.01.2022 – 2^ Tempo Ordinario: UMILTÀ, DISINTERESSE, BEATITUDINE.

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Carissimi,
vorrei, per tutti coloro che, docili allo Spirito, si sono posti in un cammino sinodale, ripresentare tre parole espresse da Papa Francesco nell’incontro di Firenze del 2015: umiltà, disinteresse, beatitudine.
Umiltà: il Papa durante quell’intervento invitò tutta la chiesa a contemplare il volto di Cristo: “il volto di un Dio ‘svuotato’, che ha assunto la condizione di servo, umiliato e obbediente fino alla morte” (Fil 2, 7). Ed aggiunse, con le parole di San Paolo: “non fate nulla
per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso”.
Certamente, una chiesa che presenta questi tratti di umiltà, disinteresse, beatitudine, è
una chiesa che sa riconoscere l’azione di Dio, nei suoi confronti e nei confronti del mondo, attraverso la vita quotidiana della gente.
Una chiesa che non si chiude, che offre ospitalità a tutti, rendendo presente il vangelo di Cristo, è pienamente credibile. Il vangelo perciò deve diventare una presenza che “abita” la vita degli uomini, una presenza sempre nuova perché non può esistere condizione umana che non possa essere toccata dalla Parola di Dio. Solo una tale “presenza”, semplice, ma concreta, in mezzo agli uomini e alle donne e in seno alla società sfiduciata, apatica e delusa, quale è quella in cui viviamo, potrà essere una forza rigeneratrice.
Gesù, e soltanto Lui, crea e rigenera ogni rapporto: “i ciechi vedono, i sordi odono, gli
zoppi camminano”. È questo il senso del fermento evangelico nel mondo: “il vecchio mondo viene così a tramontare, e nasce una umanità nuova”.
Zaccheo fece questa esperienza quando accolse Gesù nella sua casa. Una chiesa che accoglie Gesù, dice il Papa, è una chiesa che sperimenta, vive e annuncia, con la sua testimonianza, lo spirito delle Beatitudini. Ma per testimoniare occorre vedere e ascoltare, e l’ascolto è molto più che udire e “sentire”. Ascoltando gli altri, tutti abbiamo molto da imparare. Dice il Papa: “Popolo fedele, Collegio Episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri, e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo spirito della verità, per conoscere ciò che Egli dice alle chiese”.
Mettiamoci all’opera, con coraggio, fiducia e tanta gioia, perché è il Signore che per
primo ci dà l’esempio, la forza e il coraggio per intraprendere questo cammino, che è l’esatto contrario di tutte le chiusure e gli egoismi, che anche la diffusione del covid ha alimentato.
Fratelli e figli, amati nel Signore, il mio episcopato sta per concludersi, ma per quel
po’ che mi resta, assieme al Vescovo Ausiliare Mons. Marco e tutti voi, voglio continuare a camminare con questa nostra chiesa perusina-pievese e condividere le tappe del cammino sinodale “dal basso”, come ci ha chiesto Papa Francesco. È però importante ricordare che nella vita cristiana per camminare un po’, occorre molto pregare. A questo vi invito con la sollecitudine di vostro pastore.

Perugia, 14 gennaio 2022

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