17.09.2017 – 24^ del Tempo Ordinario: PER-DONARE! (Mt 18, 21- 35)

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

Il perdono non è questione di numeri – una volta, due volte, tre volte – che non fanno altro se non anestetizzare la coscienza con pensiero di aver fatto tanto e più di tanto non si può, ma fa parte integrante della mia vita.

Il perdono è lo sguardo di Dio su di noi descritto nell’atto di “condonare” l’enorme debito contratto. Si tratta di un atto di misericordia dalla sanazione totale. È come riempire un contenitore fino all’orlo, fino a farlo quasi traboccare.

Ma questa misericordia ha una sorgente ed è indicata nel Padre nostro. “Rimetti a noi i nostri debiti come facciamo anche noi con i nostri debitori”.  E il debito contratto è di tutti e lo descrive San Paolo: «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole» (Rm 13,8).

E dunque quello sguardo deve poi volgersi all’altro con la stessa forza e intensità. E così ogni atto di riconciliazione, anche piccolo, fa sgorgare uno zampillo di misericordia nel contenitore che è il nostro cuore. È la grande e meravigliosa esperienza di un cuore svelenito dal primo ed essenziale sguardo di Dio che lo rende capace di amare con libertà interiore e soprattutto senza misura.

La misericordia ha invaso e invade ma si mantiene al livello giusto con l’esercizio continuo di perdono e riconciliazione.

Ma è importante far continua esperienza dell’amore di Dio, che è sempre pronto a perdonarci, per comprendere la richiesta di agire alla stessa maniera: “non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te” (Mt 18,33).

Quindi il perdono è il segno esterno di un cuore sano, abituato a soffrire per amore. Per questo entra come cuneo buono che, mentre supera se stesso soffrendo, porta la novità del Risorto che prende stanza nei cuori, nella casa, nella comunità perché si viva da fratelli e sorelle.

Perdono in famiglia (in casa)

Premesse.

Tendere al dono sempre più grande; non accontentarsi del minimo.

Evitare di esprimere ciò che all’altro fa male, se non in casi estremi, per una correzione fraterna.

Interrompere ciò che si sta facendo per far festa a chi arriva.

Operazione decisiva.

  • Eliminare dal proprio comportamento quell’atteggiamento tipico di tenere il muso.
  • Quando c’è disaccordo, non ci si comprende, abbassare l’asticella dell’egoismo che è il vero nemico della coppia impedendo l’accoglienza reciproca cosi come si è.

Saper chiedere scusa al primo sgarbo, non lasciarlo dilagare; ma va chiesta per amore e non perché dovuta. In casa non si paga il dazio.

  • Credere che la famiglia sta unita per l’amore che vi circola e non per le norme da osservare; queste affiancano all’altro, mentre l’amore lo include; la norma fa guardare se stessi, se siamo apposto mentre l’amore genera attenzione all’altro, facendolo sentire parte di sé.
  • Dialogare più possibile e quando diventa difficile, farsi aiutare. L’accompagnamento e singolo e di coppia è oggi la via più saggia da percorrere.
  • Il perdono è il frutto moltiplicato del dono. Nessun egoista può pensare di perdonare. Ma bisogna far in modo che perdonarsi non sia un fatto occasionale ma stile di vita. Simile a quello di Gesù che, pur ferito in tutti i sensi, perdona perché ama!

 

Settanta volte sette! Cioè sempre. L’offesa o la mancanza di comprensione, divide; il perdono ricompone. Con la prima tutti ci rimettono, con il perdono tutti ci guadagnano.

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