20.05.2018 – Pentecoste: IL FRUTTO DELLO SPIRITO: LA LIBERTA’ DI AMARE!

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

“Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Gv 7,38).
“Vi guiderà a tutta la verità” (Gv 16,13)
Lo Spirito vive la vita della Trinità come una delle tre persone divine. E questo dice che è anch’Egli Dio.
In quanto tale partecipa a ciò che Dio pensa, progetta e vuol realizzare. Egli conosce bene quel disegno di Dio su tutti e su ciascuno.
Egli dunque risponde agli appelli dell’unico Dio e insieme esprime il suo specifico dono.
E se l’albero lo si riconosce dai frutti, così è dello Spirito. Egli ha il suo frutto per il quale lavora e, se ascoltato e seguito, frutto dalla maturazione sicura.
Eccolo declinato:

  • Amore: spinta, incitamento ad Amare fino a provarci gusto.
  • Gioia: “paga” dell’azione positiva.
  • Pace: si deposita dentro in quanto “creata” dall’ Amore.
  • Magnanimità: dà la capacita di abbracciare, comprendere.
  • Benevolenza: è la delicatezza dell’Amore.
  • Bontà: è la stabilità dell’Amore in ogni circostanza.
  • Fedeltà: è il dono della grazia per continuare ad Amare anche quando non si sente e ci si vorrebbe fermare.
  • Mitezza: è l’apertura comprovata.
  • Dominio di sé: è il divenire padroni dei propri impulsi e dei propri sentimenti.

Il suo è il frutto della libertà dei figli di Dio. Il frutto più bello è quello di Gesù stesso che sceglie liberamente di Amare fino a dare la vita.
Tale frutto dello Spirito si riassume nella santità. Diceva il santo russo del secolo scorso Sera¬fino di Sarov, che la santità non consiste nel possesso delle virtù eroi¬che (che sono piuttosto uno strumento), ma nell’ acquisto dello Spirito Santo.
Lo Spirito è Santo per se stesso, quindi dovun¬que agisce egli accende una dinamica di santità. Con-cretamente questo si traduce in due modi: per grazia (i sacramenti) e mediante la nostra libera azione (preghie-ra, lettura della Parola di Dio, esercizio della carità).
Potremmo dire che una è la linea nella quale la santità è ricevuta e una è quella nella quale è esercitata. In que-st’ azione dello Spirito bisogna non dimenticare mai una parola che il mondo d’oggi non vuole sentire: la morti-ficazione, la rinuncia, il rinnegamento di sé; senza questo non c’è santità.
Non possiamo essere santi se pretendiamo di crescere parallelamente nella carne e nello spirito, nel potenziamento della nostra concupi¬scenza e nel potenziamento della nostra soprannatura¬lità. Con un’immagine, diciamo – parafrasando Michelangelo – che la santità è come la scultura: l’arte di levare i pezzi inutili affinché emerga l’immagine nascosta nel marmo.

Qual è l’atteggiamento nostro?

  • La docilità, ascoltare quella voce.
  • E poi collaborare: lui dice cosi, “Sì, subito”; dice colà: “Sì, subito”. Collaborare e togliere gli impedimenti che sono il nostro io, l’egoismo, ma con l’abbraccio di Gesù crocifisso e abbandonato si tolgono gli impedimenti.
  • Lo Spirito Santo a un dato punto arriva, fa un’irruzione nell’anima, viene dentro, e mentre prima l’anima non sentiva niente nei suoi confronti ecc., a un dato momento si sente come tutta infiammata dall’amore dello Spirito Santo, come tutta presa dall’amore dello Spirito Santo.
  • E’ una cosa meravigliosa e i santi spiegano come le tre divine Persone entrano nell’anima una alla volta, nel senso che si manifestano distintamente, per cui si ha una vera relazione col Padre, una vera relazione col Figlio, una vera relazione con lo Spirito Santo; non tanto col Dio Uno, perché Dio Uno è Padre, Figlio e Spirito Santo, ma la relazione si ha col Padre, col Figlio, con lo Spirito Santo. Questa è una ricchezza enorme quando si arriva a questo punto.

Lo Spirito Santo ha bisogno di cuori aperti – non polarizzati solo al proprio mondo sia materiale che spirituale –; cuori liberi – ricettivi al massimo di ciò che è santo sensibili al vero, buono e bello – ; pronti sempre e comunque a vivere la più grande avventura e realizzare il sogno di Dio – la vera evoluzione della creazione che ha come culmine l’unità (il Padre ha nel cuore i suoi figli uniti in vera fraternità) ma che ne è anche origine, il tutto racchiuso nell’Eucaristia -.

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