27.05.2018 – SS Trinità: PEDAGOGIA DELLA CARITÀ

27.05.2018 – SS Trinità: PEDAGOGIA DELLA CARITÀ

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Editoriali, Liturgia,

Alla fine della vita Dio non ci chiederà altro che questo: “Ti sei chinato sugli altri? Ti sei interessato degli altri?” Questa domanda può far tremare quando ci si pensa, ma ci aiuta anche a vivere, perché il Signore non vuole essere uno spauracchio, ma Colui che ci stimola e ci invita ad amare.

Sempre nella Chiesa si è vissuta la dimensione della carità: a Torino, ad esempio, vi sono i santi del sociale e della carità, Don Bosco, Cafasso, Cottolengo.

A Firenze abbiamo avuto don Facibeni, che tra gli orfani della prima e seconda guerra mondiale aveva accolto più di 1200 bambini, e lo chiamavano “il padre” in tutta la Toscana.

Da sempre abbiamo questi “eroi della carità”, ma quello che mancava era una vera e propria pedagogia della carità. Anche nella mia generazione, ad esempio, si cercava un approfondimento della fede e della speranza, ma una pedagogia della carità nella Chiesa non esisteva. C’è voluto un uomo della grandezza di Paolo VI e la spinta di tutto il Concilio Vaticano II per intuire questa necessità.

Dobbiamo ringraziare lo Spirito del Concilio se oggi si riflette sempre più su questo argomento: una carità organizzata, strutturata che sappia affrontare le necessità odierne, come, ad esempio, il problema di trovare alloggi per i padri separati.

Conosco dei piccoli imprenditori che sono caduti in povertà perché non sono in grado di sostenere l’onere del mantenimento di una famiglia che si è scissa e qualcuno dorme nelle roulotte. Grazie a Dio, se noi possiamo parlare di questi problemi, è perché anche nell’ambito della Chiesa è cambiata mentalità: sta prendendo piede la pedagogia della carità, la pedagogia del samaritano.

È dovere della comunità cristiana di crescere in questa pedagogia della carità. Sento ancora confessioni troppo individualistiche, come se il cristianesimo fosse un fatto “tra me e Dio”. Non ci confessiamo su quelle che sono le nostre mancanze di carità nei confronti del prossimo, ma essere cristiani significa far parte di un unico corpo, alimentato da un’unica linfa, che è lo Spirito Santo, lo Spirito dell’amore.

Come presidente della Cei seguendo l’esempio dei miei predecessori, ho esortato a favorire al massimo la carità, perché è il fine della vita cristiana. Se ci sono 3 lire in più da spendere devono andare per la carità, non per le opere di culto o per il restauro dei monumenti. Prima la carità, prima il terzo mondo. Stiamo finanziando con circa 90 milioni di euro progetti per i Paesi più poveri della terra.

 

(Card. Bassetti al Santuario della Carraia; inaugurazione il Centro di Ascolto Caritas (CdAC) interparrocchiale)

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