NETTURBINO

NETTURBINO

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Articoli,

Mentre la logica del mondo è costruita sull’orgoglio, sulla corsa ai primi posti, quella proposta da Gesù è fondata sull’umiltà davanti a Dio e sul rispetto verso il prossimo (vangelo). È nei piccoli che Dio trova la sua lode (1a lettura); è con loro che si manifesta e si realizza la comunità dei salvati (2a lettura).

Nel vangelo odierno troviamo Gesù che partecipa ad un banchetto offerto da uno dei capi dei farisei; questo gli dà modo di osservare il comportamento dei notabili di allora. In particolare la loro corsa ai primi posti, con il grosso rischio di essere rimossi all’ultimo posto per il sopraggiungere di personalità più ragguardevoli. Gesù prende spunto da ciò per proclamare ciò che avrà valore al termine di tutto: Dio umilierà i superbi e innalzerà gli umili.

L’umiltà proposta dalle letture odierne, in particolare dal vangelo, è soprattutto un atteggiamento interiore: di chiara coscienza di sé stessi con le proprie capacità e i propri limiti, di aperta disponibilità agli altri, riconoscendo il valore, i diritti e lo spazio che ad essi compete. A Gesù non interessa insegnare norme di galateo, ma dare istruzioni per educare all’accesso del Regno.

E ci dice che l’umiltà è un atteggiamento necessario da fare proprio.

Umiltà nel valutare se stessi, ma anche in rapporto a Lui che ci chiama.

Umiltà non vuol dire disprezzarsi, ma riconoscersi come creature. Quello che sono e possiedo non è mio, ma l’ho ricevuto. Allora il mio compito è quello di usarlo bene, non per sopraffare o per farmi vedere, ma per servire.

Umiltà deriva da un termine latino che indica “terra”. Da un parte siamo “di grande valore” perché figli di Dio, dall’altra siamo creature fragili che hanno bisogno di tutto e di tutti. Dio è tutto, io sono niente; ma un “niente” infinitamente amato, un “niente” che vale la vita stessa di Gesù.

Vivo in questa settimana gli atteggiamenti dell’umiltà, della mitezza , del rispetto e della fraternità.

Netturbino

Nonostante gli studi fatti, avevo dovuto adattarmi non senza un senso di vergogna al lavoro di netturbino.

Un giorno un’amica che sapevo far parte di un gruppo cristiano mi confidò ciò che rendeva bella la sua vita: fare tutto per amore di Dio.

Lei era cuoca di un asilo e mi raccontava di come mettesse tutto l‘impegno per voler bene ai bambini attraverso il cibo.

Il giorno dopo, mentre pulivo un angolo di città ridotto ad un immondezzaio, invece di pensare male di chi non aveva usato i cassonetti, mi misi a pulire con cura, con amore.

Con il tempo notai che li attorno diminuivano sempre più i rifiuti.

S. B. – Italia

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