19.11.2017 – 33^ del Tempo Ordinario: LA BELLEZZA DEL GIARDINO! (Mt 25, 14-30)

19.11.2017 – 33^ del Tempo Ordinario: LA BELLEZZA DEL GIARDINO! (Mt 25, 14-30)

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

«15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno».

Non tutti i doni sono uguali ed è nella varietà la bellezza del tutto.

Ognuno è dunque chiamato a fare la sua parte. Non si tratta di parte che afferma il negativo: nessun dono è per il male come nessuno è insignificante. Una parte può essere piccola ma ha pur sempre grande valore nel complesso; e, il più delle volte, la bellezza del tutto sta nei dettagli.

Il dono è sempre “poco” proprio perché nessun dono può esaurire il tutto. Se pur poco, il dono è tuttavia secondo la “capacità” di ognuno.

Posso chiedermi: qual è il dono che è in me? Quale valore possiede? Ho provato a trafficarlo e ad accostarlo a quello di un altro? Osservo solo il mio o vedo anche quello degli altri? Sono felice che l’altro abbia un dono diverso dal mio e che può fare anche la mia ricchezza?

Il dono deposto nel cuore di ognuno è una fiammella della grande fuoco d’Amore di Dio. In genere quando uno vive nell’Amore, si vede anche la diversa tonalità tra lui, l’altro e gli altri. Ogni anima è come un cristallo sfaccettato a cui la luce della Parola d’Amore dona diverse sfumature di colore ovunque tocca. Infinite sono le situazioni in cui si trovano gli uomini, infinite sono le reazioni che la Parola, Verbo di Dio, opera in ciascuno.

È così che si contempla il giardino di Dio dove tanti fiori, tutti diversi, ne formano la sua bellezza e tutti insieme ne cantano la lode.

Un dono diviene più doni, non solo il doppio ma una infinità.

Così ogni dono è di una bellezza così intensa che l’un l’altro si ritrovano e l’un nell’altro si possono specchiare.

Quanto è bello il frutto dei doni di Dio!

E se un dono si nasconde?

Non si esprime, è come fiore appassito.

Come si nasconde?

Può essere che siano gli altri a non considerarlo e a valorizzarlo; ma può essere anche il pensare Dio in modo sbagliato. Come un “duro”! Come se Egli consegnasse doni simili a pietre, senza senso e senza sapere come impiegarle.

È la sindrome della disistima che fa sentire buoni a nulla, intirizziti al solo pensiero di dover fare qualcosa che coinvolga. È sentirsi in qualche modo come oppressi da un ispettore!

L’insegnamento è chiaro: Dio fa doni a tutti e tutti sono chiamati ad esprimerli nella vita, a trafficarli, cioè a sfruttarli al massimo. Essi possono esprimere tutto l’Amore di cui uno è capace. Anche il dono piccolo e il gesto più semplice possono dire che tutto è grande di ciò che è fatto per Amore.

Ci può aiutare a capire questo brano di don Oreste Bensi:

C’è una differenza tra prestazione e condivisione. La prestazione dà qualcosa, la condivisione dà Qualcuno. Ma anche la prestazione va trasformata in condivisione. Il bicchiere d’acqua dato è importante, ma la gente, prima che tu le dia il bicchiere d’acqua, vuole che tu le voglia bene.

Gesù ha detto: ‘Avevo fame e mi avete imboccato’. È in quell’imboccare che incontrano Cristo.

Gesù ha detto: ‘Ero ignudo e mi avete vestito’, non dice: ‘Mi avete mandato un container di vestiti’. È nell’atto della vestizione che avviene l’incontro con Gesù.

Ti devi sporcare le mani coi poveri.

(Inedito, 11 maggio 1991)

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