25.12.2016 – Natale del Signore: Il Natale visto da Dio

25.12.2016 – Natale del Signore: Il Natale visto da Dio

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

IL NATALE È MEMORIA
È un evento che liturgicamente si realizza di nuovo. Anche oggi: “anche oggi è nato per voi (per noi) un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11); e degli angeli annunciano cantando: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2,14).
È compito nostro riconoscerlo come Salvatore, che Egli cioè possa fare ciò che a noi è impossibile. E le cose impossibili o che appaiono tali le abbiamo tutte davanti quasi a dire: tanto non può mai cambiare nulla!
Egli invece può salvarci!
È però necessario credere che Egli ci ama, che tutto ciò che accade si trasforma in amore, è anch’esso amore. Perché allora non lasciarci amare? sia quando va bene che quando va meno bene? Dio è vicino, è sempre Amore, non dimentica nessuno, consola, dà vero coraggio e deposita dentro la pace che è poi Lui stesso: rinnova cuore e sensi così che ogni gesto la fa passare ad altri e intorno.
Ed è la pace di ciascuno che ha la forza di disarmare!
METODO NAZAREH
Il Natale è operazione di Dio, del suo Spirito.
Egli invia un messaggio e si realizza una nascita misteriosa nel cuore di Maria e Giuseppe. Ci credono. Credono all’inverosimile.
Non si guardano attorno, non si lasciano influenzare dalla mentalità corrente: una donna incinta come Maria era da lapidare e un uomo come Giuseppe, invece, appare almeno un ingenuo prendendola con sé.
Dio li conduce per strade inesplorate e loro si lasciano condurre. Fanno, è vero, delle scelte personali ma preferiscono seguire la scelta che Dio ha fatto di loro; si rendono del tutto disponibili.
Si trovano ambedue d’accordo.
Questo loro rapporto già contiene quel Gesù che poi vedranno anche fisicamente.
Si sono trovati uniti nell’accogliere il mistero e il mistero si è loro svelato, Lui, Gesù.
“Perché dove sono due o tre riuniti (uniti) nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20)
È il Natale quotidiano, di famiglia, dove Gesù può vivere, prendere dimora e da lì operare direttamente e attraverso le persone.
Egli infatti è venuto per me e per te, perché accada il noi. Il noi dove io e te ci ritroviamo fratello e sorella. È per questo venuto a rivoluzionare il modo di pensare. “Ma non sapete – diceva d. Primo Mazzolari – che di là (di cui Gesù ha esperienza!) il mio e il tuo non esistono? Incominciate a prendere la preghiera che Gesù ci ha insegnato: Padre nostro…pane nostro. Ecco, il mio e il tuo non ci sono più. Ecco, o miei fratelli, la perfetta uguaglianza nel possesso del Signore! E allora, quando si possiede il Signore, si possiede tutto” (Discorsi, 397-398)

I TERMINI DEL NATALE.

1. Farsi piccoli
2. Essere vicini
3. Ascoltare
4. Avere misericordia
5. Emanare luce
6. Irradiare gioia
7. Donare pace
8. Vedere positivo
9. Leggere, esprimere e divulgare il bene.

OPERAZIONE CASA: … PURIFICARE IL LINGUAGGIO!
“La lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita. 8 La lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. 10Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione.
Non dev’essere così, fratelli miei! (Gc 3,5-10)
C’è dunque una malattia contemporanea.
Le persone parlano spesso male degli altri, si cerca il peggio nell’altro.
Invece è molto bello trovare il meglio dell’altro e suscitarlo. E quindi guardando l’altro per il bene e con il bello che ha, tirarlo fuori; ed è la gioia dell’altro, la cosa più bella che ci sia.

MESSA DELLA NOTTE
LA PROFEZIA PREVEDE
“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (Is 9, 1).
La Luce vera esiste! Arriva quando si supera il livelli di autosufficienza che porta a credere di poter fare da sé e non aver bisogno di nessuno.
E per poter vedere è necessario allenarsi a vivere bene i momenti di buio. Essi saranno illuminati se saranno vissuti nell’amore. Le tristezze e i disagi possono rivelare e generare una gioia e un’armonia inediti.
Le tenebre mettono paura e tentano di togliere la speranza ma esse hanno il loro punto debole: sono rotte da una piccolissima luce, che può dilagare e distruggerle del tutto! Come è successo nella notte gloriosa della risurrezione quando una debole e naturale spinta a tolto la pietra enorme del sepolcro liberando una luce di qualità eterna!
L’amore ha vinto addirittura la morte!
SI REALIZZA NELL’OGGI DI DIO
“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11)
Egli viene a ridare senso alla vita, a ciò che siamo, mentre ciò che facciamo sarà sempre meno importante di noi, delle nostre persone.
Ecco viene a vivere accanto a noi così come siamo e che magari non tanti si avvicinano a noi.
“Nel Natale Dio si rivela non come colui che sta in alto e che domina l’universo, ma come colui che si abbassa e discende, assumendo l’aspetto fragile di un bambino.
In questo modo, Dio ci insegna che non dobbiamo metterci al di sopra degli altri, ma che siamo chiamati ad abbassarci, a servire per amore i più deboli, a farci piccoli con i piccoli.
Se Dio, mediante la venuta di suo Figlio sulla terra, si è coinvolto con l’uomo al punto da farsi come uno di noi, eccetto il peccato, ne consegue che, secondo la parola stessa di Gesù, qualunque cosa avremo fatto a uno dei più piccoli l’avremo fatta a Lui (cfr Mt 25, 40ss).
Chi avrà nutrito, vestito, accolto uno dei più poveri tra gli uomini, avrà nutrito, accolto, amato lo stesso Figlio di Dio. Chi al contrario avrà respinto, ricacciato, dimenticato uno dei più piccoli e deboli, avrà trascurato Dio stesso. Come dice san Giovanni: «Se non ami il tuo fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi?» (cfr 1 Gv 4,20).
Papa Francesco alla Comunità di Nomadefia (17.12.2016)
E NELL’ANNUNCIO PERENNE
“È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini” (Tt 2,11).
La grazia è intervento di Dio nei nostri riguardi. È simile ad un irruzione. E in genere quando Dio interviene lo fa con sorpresa.
Ma è un intervento d’amore e quindi lo porta con sé anche quando a noi non sembra. Egli infatti non ha altro modo di agire.
A Lui tutto può servire per poterlo manifestare.
“Nella nostra vita troveremo momenti di grande fedeltà al Signore, di gioia nel servizio, e qualche momento brutto di infedeltà, di peccato che ci fa sentire il bisogno della salvezza. E questa è anche la nostra sicurezza, perché quando noi abbiamo bisogno di salvezza, noi confessiamo la fede, facciamo una confessione di fede: “Io sono peccatore, ma Tu puoi salvarmi, Tu mi porti avanti”. E così si va avanti nella gioia della speranza.” (Papa Francesco all’Omelia dell’80° compleanno (17.12.2016)

MESSA DELL’AURORA

LA PROFEZIA PREVEDE
“Ecco, arriva il tuo salvatore” (Is 62, 11).
È l’impegno che Dio si prende pur di non perdere l’umanità – ogni uomo – che lo ripresenta e ne porta l’immagine impressa e indelebile. Salvare l’uomo è salvarne la dignità, quella dignità che nessuna bruttura può mai cancellare. Paradossalmente Dio salvando l’uomo salva anche se stesso…e insegna a noi che, quando pensiamo di più agli altri, poi ci sentiamo felici e soddisfatti. Fai del bene a qualcuno e ne ricevi molto di più di quel che dai.
“Dio è purissimo spirito, non ha occhi e non può piangere, non ha mani e non ci può accarezzare», ma «nella sua tenerezza infinita per poter piangere come noi, accarezzarci e consolarci, si è fatto uomo. Ecco il Natale, ecco il mistero dell’incarnazione. Diciamo al Signore grazie per essere diventato uno di noi per poter piangere accanto a noi». (Vescovo Bassetti ai Giovani 15.12.2016)
SI REALIZZA NELL’OGGI DI DIO
“Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia” (Lc 2,16)
“In quel Bambino vedono la realizzazione delle promesse e sperano che la salvezza di Dio giunga finalmente per ognuno di loro.
Chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza da Dio. Mettiamoci questo in testa: le nostre sicurezze non ci salveranno; l’unica sicurezza che ci salva è quella della speranza in Dio. Ci salva perché è forte e ci fa camminare nella vita con gioia, con la voglia di fare il bene, con la voglia di diventare felici per l’eternità.
I piccoli, i pastori, invece confidano in Dio, sperano in Lui e gioiscono quando riconoscono in quel Bambino il segno indicato dagli angeli (cfr Lc 2,12). (Papa Francesco all’Udienza del 21.12.2016

Ecco dove trovarlo! È là dove le cose non sono proprio precise, dove affiora quell’ingiustizia che non sopporto e l’ottusità che non può vedere; mi accorgo di andare contro corrente. Anche oggi mi guardo intorno e vedo dove lo si cerca e non si trova.
Ed Egli da quella mangiatoia ci indica solo questo. Inizia a vivere tra noi con il piede giusto per Lui, come può risultare sbagliato per noi. Infatti non si fa sentire se non a piangere come un bambino con le esigenze di un bambino qualsiasi. È il paradosso di Dio che piange!
Chi può capirlo – Erode escogita, gli scribi sanno, Gerusalemme dorme – in questa mangiatoia dove tra un vagito e un altro esprime tutta la semplicità di Dio e la grandezza della dignità umana? Quanto è grande un Figlio di Dio anche se buttato giù, nascosto tra paglia puzzolente, al livello dei poveri.
Essere per i poveri, cioè dalla loro parte, in una scelta preferenziale culturale e operativa, che non privilegia o trascura nessuno, ma dà attenzione primaria a chi ne ha più urgenza e necessità. Essere con i poveri, cioè condividere e capire dal di dentro le condizioni di esistenza di chi manca di quelle cose che – dal pane al lavoro, all’affetto e alla salute – costituiscono un bisogno primario della vita.

“A volte qualcuno mi chiede: “Ma Lei, padre, parla sempre dei poveri e della misericordia”. Sì – dico – ma non è una malattia. E’ semplicemente il modo con cui Dio si è rivelato. Infatti il Natale ormai alle porte ci ricorda il modo con cui Dio è entrato nel mondo: nasce da Maria Vergine come tutti i bambini, viene avvolto in fasce, preso in braccio, allattato. Non solo: lui, la sua mamma e Giuseppe hanno dovuto fare i conti con il fatto che per loro non c’era posto nell’albergo.
E ancora: la buona notizia, l’annuncio della nascita non viene consegnato a re e a principi, ma a pastori, uomini poco o male considerati, peccatori incalliti potremmo dire. Questo è il nostro Dio: non il totalmente altro ma l’assolutamente prossimo. Per questo diventare artigiani della carità e costruttori di misericordia è come investire non in borsa, ma in paradiso, nella vita beata del cielo, nell’amore del Padre.
Papa Francesco videomessaggio al concerto (17.12.2016)
E NELL’ANNUNCIO PERENNE
“Egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia” (Tt 3,5)
Torna ancora fuori che non esiste una religione dei meriti. Anzi per noi nemmeno si può parlare di religione in quanto insieme di riti che tendono a tener buono Dio. Ma si tratta di un intervento libero di Dio che con la sua misericordia compie un atto di redenzione totale.

MESSA DEL GIORNO
LA PROFEZIA PREVEDE

“Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52, 10).
L’avventura cristiana non è a cerchio ristretto ma a largo raggio dai confini invisibili, il cristiano è invitato a camminare insieme a tutti gli altri vie che si chiariranno nel tempo. È l’abbraccio di un Padre che ha nel cuore sempre e solo i figli; ed è felice quando questi si amano fino al punto da ricevere da Lui, il dono dell’unità.
SI REALIZZA NELL’OGGI DI DIO E NELL’ANNUNCIO PERENNE
“Dio ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,2); “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
La sua parola è Persona Viva:
“Dio adempie la promessa facendosi uomo; non abbandona il suo popolo, si avvicina fino a spogliarsi della sua divinità. In tal modo Dio dimostra la sua fedeltà e inaugura un Regno nuovo, che dona una nuova speranza all’umanità. E qual è questa speranza? La vita eterna.
Egli entra nel mondo e ci dona la forza di camminare con Lui: Dio cammina con noi in Gesù e camminare con Lui verso la pienezza della vita ci dà la forza di stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso. Sperare allora per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende.
La speranza mai è ferma, la speranza sempre è in cammino e ci fa camminare. Questa speranza, che il Bambino di Betlemme ci dona, offre una meta, un destino buono al presente, la salvezza all’umanità, la beatitudine a chi si affida a Dio misericordioso.
San Paolo riassume tutto questo con l’espressione: «Nella speranza siamo stati salvati» (Rm 8,24). Cioè, camminando in questo mondo, con speranza, siamo salvi. E qui possiamo farci la domanda, ognuno di noi: io cammino con speranza o la mia vita interiore è ferma, chiusa? Il mio cuore è un cassetto chiuso o è un cassetto aperto alla speranza che mi fa camminare non da solo, con Gesù?”(Papa Francesco all’Udienza del 21.12.2016)

Guardate Dio divenuto uomo, guardate l’imperscrutabile mistero dell’amore di Dio per il mondo. Dio ama l’uomo, Dio ama il mondo. Non un uomo ideale, ma l’uomo così com’è; non un mondo ideale, ma il mondo reale.
L’uomo e il mondo nella loro realtà, che a noi paiono abominevoli per la loro empietà, e da cui ci ritraiamo con dolore e ostilità, sono invece per Dio l’oggetto di un amore infinito: Dio diventa uomo, vero uomo. Mentre noi cerchiamo di superare la nostra umanità e di lasciarcela indietro, Dio diventa uomo…
Noi facciamo distinzione tra pii ed empi, tra buoni e cattivi, tra nobili e comuni. Dio ama l’uomo vero… Dio si pone a fianco dell’uomo vero e del mondo reale contro i suoi accusatori…
L’uomo che si allontana disgustato dagli uomini lasciandoli a loro stessi, che preferisce coltivare il suo orticello anziché avvilirsi partecipando alla vita pubblica, soccombe al pari del malvagio alla tentazione di disprezzare gli uomini…
Chi disprezza l’uomo disprezza ciò che Dio ha amato; anzi, disprezza la figura di Dio che si è fatto uomo». (Bonhoeffer).
Dice San Ireneo:
“Gesù chiamò l’uomo alla somiglianza con se stesso, lo fece imitatore di Dio, lo avviò sulla strada indicata dal Padre perché potesse vedere Dio e gli diede in dono il Padre.
Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini e si fece Figlio dell’uomo, per abituare l’uomo a comprendere Dio e per abituare Dio a mettere la sua dimora nell’uomo secondo la volontà del Padre”.

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