16.11.2025 – 33^ del Tempo Ordinario: IL TEMPO E L’ETERNITÀ Lc 21,5-19.

16.11.2025 – 33^ del Tempo Ordinario: IL TEMPO E L’ETERNITÀ Lc 21,5-19.

Pubblicato da admin, Categoria: Liturgia, Omelie,

Badate di non lasciarvi ingannare: Gesù non dice state semplicemente attenti, ma di non lasciarsi raggirare, stare dunque attenti al tranello.
Molti verranno nel mio nome. Non andate dietro a loro: c’è infatti una menzogna che può circolare ed è far pensare che siano loro i protagonisti del momento, coloro che gli fanno da schermo e non lo fanno vedere, tanto sono ingombranti. Se al centro non c’è proprio Lui, il resto è solo inganno!
Avrete occasione di dare testimonianza: Gesù non evidenzia la sofferenza ma la possibilità unica di dire la propria identità di figlio/a, membro di famiglia, la sua vera appartenenza.
Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto: non c’è nulla da perdere ma tutto da guadagnare. Può essere perso il corpo ma non ciò che siamo. La dignità di figli è intangibile!
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita: l’importante è non lasciarsi intimidire da nulla e da nessuno. La forza e il coraggio vengono dallo Spirito che veglia su di noi, suggerisce il da farsi e dà la certezza di essere dalla parte giusta, nonostante la discordanza con il pensare comune.
In conclusione: avere sempre lo sguardo fisso su Gesù vero che dichiara ai discepoli di Emmaus: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,26).
E qui non è definitivo il soffrire ma la gloria, il mezzo o lo strumento di lavoro cede una volta compiuta l’opera.
Testimonianza: si tratta di un monaco buddista. Aveva incontrato Chiara Lubich nel maggio 1995 che lo aveva chiamato “Luce Ardente”.
Un giorno, un monaco gli chiese perplesso: “Maestro, tu segui una donna cristiana?”. E lui rispose: “Io non seguo una donna, ma il suo Ideale di fraternità universale. Lei non è solo dei cristiani, è anche nostra”.
Nel suo ultimo messaggio ha scritto all’attuale presidente: “Io soffro, ma resisto, resisto, resisto, perché le mie sofferenze sono nulla a confronto di quelle di Gesù in Croce. Io resisto perché sono figlio di mamma Chiara. Ricordati: non ci vediamo più, ma un giorno ci vedremo. Presto andrò da lei”.
E questo è il commento: Personalmente, porto nel cuore ogni parola che mi ha scritto e ogni consiglio che mi ha dato. Mi ha insegnato cosa significa “resistere per amore.
E ciò vale anche per noi!