Non spezzare il tenue filo dell’amicizia perché, una volta rotto, anche se poi lo aggiusti, rimane sempre un nodo. Spiega il Siracide: “Come un uccello che ti sei fatto scappare di mano, così hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai. Non seguirlo perché ormai è lontano” (27,19-20). L’incapacità di perdonare, la paura di ridare piena fiducia a chi ha sbagliato sono le forze maligne che rendono irrecuperabile il legame d’amore infranto. Sproporzione tra due cuori
➢ Diecimila talenti condonati. Il talento corrisponde a 36 kg d’oro; il suo valore, moltiplicato per diecimila – la cifra più elevata della lingua greca – dà una somma enorme che corrisponde allo stipendio di 200.000 anni di lavoro, 2.400.000 buste paga.
➢ Cento denari pretesi. Un denaro corrisponde ad una giornata lavorativa; il suo valore moltiplicato per cento, dà una buona somma ma irrisoria di fronte all’altra.
➢ Settanta volte sette. L’obbligo di perdonare era ristretto ai membri del popolo d’Israele e non era illimitato. Non più di tre volte – dicevano concordi i rabbini – alla quarta si doveva accedere alle vie legali. Pietro è sconcertato: sa che sette indica la totalità, e si sente dire da Gesù: “Non ti dico che dovrai perdonare fino a sette volte (cioè sempre), ma fino a settanta volte sette (più ancora di sempre)”. Conseguenze pratiche
- Il perdono è connaturale a Dio. E se ce lo chiede è perché possiamo assaporare tutta la sua pace e la sua gioia, che produce.
- Il vero nostro dolore è trovarsi sempre in deficit di fronte ad un amore così sconfinato.
- La ragione non premia. Dice s. Bernardo: “L'amore è sufficiente per se stesso, piace per se stesso e in ragione di sé. È a se stesso merito e premio. L'amore non cerca ragioni, non cerca vantaggi all'infuori di sé. Il suo vantaggio sta nell'esistere. Amo perché amo, amo per amare”.
- La medaglia nel cuore. “La dà solo Gesù portando dentro ciascuno di noi gioia ogni qual volta facciamo qualcosa di bello e di buono; se siamo riusciti a spiegare qualcosa di buono ai ragazzi, noi ne siamo felicissimi, dentro, e siamo belle pagati e con interessi multipli” (Cesare Pagani a Petrignano il 16.05.1986, festa di S. Ubaldo).

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