01.12.2019 – 1^ di Avvento: Perché vivere distratti?

01.12.2019 – 1^ di Avvento: Perché vivere distratti?

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

“Mangiavano e bevevano, prendevano moglie prendevano marito, e non si accorsero di nulla” (Mt 24,38.39).

È il vivere in una continua distrazione che impedisce perfino di accorgersi di ciò che accade intorno. È come se si fosse fuori del mondo. Siamo al paradosso in cui si vive, espresso dall’illusione di non dover mai morire. E così le normali realtà dell’istinto di conservazione e quello della riproduzione, diventano motivi di vita assoluti.

“Quegli uomini e quelle donne si sposavano e vivevano nella quotidianità – cioè realtà di per sé buone – ma sono morti nel diluvio. Nella tradizione giudaica, tra l’altro, la generazione antidiluviana è vista in modo molto critico: proprio le relazioni sessuali, a cui allude Matteo in questi versetti, erano corrotte… e la creazione (deturpata) dovette essere purificata dall’acqua (Michelini in Matteo).

Domina quindi una mancata attenzione a ciò che accade e questo perché si vive come se nulla dovesse accadere, che tutto debba andare sempre bene, che la vita sia un continuo bacio in fronte.

San Paolo nella lettera ai Romani esemplifica questa distrazione:

Orgie e ubriachezze.

Lo stordimento cioè che impedisce di pensare e di riflettere. Il credere che tutto si risolva uscendo dal mondo reale creandone uno artificiale.

Lussuria e l’impurità.

Quel modo cioè di vivere le cose più belle non più come strumenti per la vita e per la gioia ma come fine a se stessi. È un ripiegamento egoistico su di sé.

Litigi e gelosie.

Quei modi cioè che o separano gli uni dagli altri o determinano un possesso indebito dell’altro. Si tratta di impedire all’altro di poter vivere da figlio di Dio.

“S. Agostino, – racconta nelle Confessioni – che, giunto ormai a un’adesione quasi totale alla fede, c’era una cosa che lo tratteneva: la paura di non riuscire a vivere casto. Viveva, infatti, con una donna senza essere sposato.

Era nel giardino della casa che lo ospitava, in preda a questa lotta interiore e con le lacrime agli occhi, quando, da una casa vicina, udì provenire una voce, come di bimbo o di bimba, che andava ripetendo: “Prendi, leggi; prendi, leggi!”. Interpretò tali parole come un invito di Dio e, avendo a portata di mano il libro delle Epistole di san Paolo, lo aprì a caso, deciso a considerare come volontà di Dio la prima frase sulla quale il suo sguardo fosse caduto.

Fu il brano della Lettera che abbiamo letto e messo in evidenza. Dentro di lui brillò una luce di sicurezza che fece scomparire tutte le tenebre dell’incertezza. Sapeva ormai che, con l’aiuto di Dio, poteva essere casto.

Dopo quella esperienza il santo inventò una preghiera tutta sua per ottenere la castità: “Signore, disse, tu mi comandi di essere casto. Ebbene, dammi ciò che mi comandi e poi comandami quello che vuoi”. Una preghiera che tutti possiamo fare nostra, ricordando che in questo, come in ogni altro campo, senza la grazia di Dio non possiamo far nulla. [S. Agostino, Confessioni, VIII, 11-12; P. Cantalamessa, 5^ Predica d’Avvento 2018]

Cosa significa indossare le armi della luce?

Lo dice sempre S. Paolo: “Siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita” (Fil 2, 15 s).

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