03.08.2014 – 18^ Tempo Ordinario: Una economia alternativa

03.08.2014 – 18^ Tempo Ordinario: Una economia alternativa

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

“Voi che non avete denaro…comprate senza denaro” (Is 55,1)

È una forte contestazione per un verso ma, vista da altra angolatura, una garanzia di vita, una vera speranza. Qui non s’incentiva il furto e nemmeno la fannullaggine, ma si fa capire che non è tutto in mano al denaro che, come è capace di far vivere, così anche di far morire, sfamare e insieme affamare. Il denaro rende l’uomo infelice perché se può solo tamponare la sofferenza, non può nulla di fronte alla morte.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo…noi siamo più che vincitori grazie a Colui che ci ha amati” (Rm 8,35.37)

Il circuito dell’amore di Gesù che dato a noi e risale come risposta nostra a Lui, non può essere interrotto da nulla e da nessuno. È un amore che persiste in ogni attimo sia gioioso che doloroso. L’ amore, quando è tale, è l’unica realtà vera e stabile.

“Gesù si ritirò in un luogo deserto, in diparte” (Mt 14,13)

Gesù dà al silenzio-preghiera un valore fondamentale e lo interrompe solo quando si tratta di amare. La Carità è veramente regina! In questo caso Gesù costata che la folla giunta a piedi, ha sete di Parola ed Egli la disseta. Ma ha anche fame materiale ed Egli le dà da mangiare usando un modo educativo per tutti i tempi.

- I discepoli dicono a Gesù: “congeda la folla perché vada comprarsi da mangiare” (Mt 14,15). È il buon senso dell’uomo che vedendo farsi buio, ritiene giusto non trattenere ulteriormente la gente. È come dire: andiamo tutti a casa perché si è fatto tardi.

- Gesù però non la pensa così e di rimando dice loro: “non occorre che vadano, voi stessi date loro da mangiare” (Mt 14,16). È stonato per Gesù il modo di agire liberatorio che porta a pensare ciascuno a se stesso, ad arrangiarsi come può.

- I discepoli tuttavia avanzano un problema sociologico: con soli cinque pani e due pesci, non è proprio possibile sfamare così tanta gente. E quindi è bene licenziarla subito prima che si faccia notte fonda.

- Ma Gesù dice: “portatemeli qui” (Mt 14,18). Noi sappiamo come va a finire e anche il perché: è un miracolo che solo Gesù può compiere! Quel giorno la gente è stata proprio fortunata!

E oggi?

Rimane il gesto di portare e non trattenere per sé – allora furono pani e pesci -. Qui è la soluzione per tutti i tempi: amare e donare oppure pensare a sé e trattenere.

È l’eterno contrasto tra la cultura dell’avere e la cultura del dare. Quando trionfa la prima tutti a casa e chi mangia caviale e chi cipolla, se invece si afferma l’altra il mangiare c’è per tutti perché è l’amore che fa le parti e lo distribuisce a tutti.

La sfida del vangelo è dunque passare dal “potere d’acquisto” alla “gioia del dono”, e questo a tutti i livelli della nostra vita di relazione. Nei cesti rimangono dei “pezzi” e questo per dire che ciò che nutre non è il pane che compriamo o vendiamo, bensì il pane della vita che siamo capaci di spezzare e di condividere. In questo fa scuola l’Eucaristia dove il Pane offerto e donato è pronto per essere mangiato!

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