Ora non ci sono dubbi: se Dio è venuto e si è fatto uomo, allora vuol dire che desidera restare tra noi. Del resto il fatto di essere vero uomo non se lo stacca più dall’essere vero Dio. E questa umanità che si è portato dietro mantiene un legame indiscutibile con la stirpe umana. Ormai e del tutto imparentato e consanguineo dell’umanità.
E se egli vuol restare tra noi, ciò accade nel momento in cui io accetto l’umanità mia e quella dell’altro/a come cosa preziosa che Dio mi ha dato e che Gesù ha letteralmente sposato.
Per questo egli dice che ciò che si fa ad un altro/a, la si fa a lui e addirittura ne fa unico argomento del giudizio finale.
Ma c’è anche una promessa che egli ha fatto quando ha detto che sarebbe rimasto con noi fino alla fine, tracciando poi una realtà molto concreta e sperimentabile con le parole: dove due o più sono riuniti -che contiene anche uniti – nel mio nome, cioè nel mio essere più profondo, dove è più viva la mia persona, là sono io in mezzo a loro.
È la promessa della presenza del divino nell’umano.
È una presenza generativa in tutti i sensi. Vale la pena credere a ciò che sta più a cuore a Gesù che, sappiamo bene, è quello di amarci non come viene, ma come ci ha amati lui. Un amore che agisce ed è in grado di ammansire ogni ferocia umana!
(Dip).

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