07.09.2025 – 23^ del Tempo Ordinario: COSÌ IO TI PREGO, SIGNORE!

07.09.2025 – 23^ del Tempo Ordinario: COSÌ IO TI PREGO, SIGNORE!

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La preghiera raggiunge Dio e vede la verità. Dio mi crea «a sua immagine» (Gen. 1,26), perché io lo riconosca.
La prima conoscenza del bimbo non è se stesso, ma la madre. Così la percezione immediata dell'uomo non è se stesso, ma Dio: «Fin dal mattino mi dispongo innanzi a te e sto in attesa» (Sal 5,4).
Ecco: Dio è infinito. Non c'è ragione umana capace di misurare «le sue vie»: «le mie vie non sono le vostre vie» (Is. 55,9). Ma se Dio è infinito in sé, nella sua essenza, la ragione umana è infinita nel desiderio di raggiungerlo: «Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua … La tua grazia vale più della vita» (Sal 63,24). Perciò gli chiedo: «mostrami, Signore, la tua via» (Sal 27,11).
La preghiera, allora, è il «respiro» di Dio in me (Gen. 2,7), è il soffio vitale, che mi permette di incontrare Dio. É l'«anima» che mi dà l'urgenza di contemplare il Signore.
La preghiera è vera quando esce da un cuore che si sente interpellato dalla Parola di Dio vi «consente». Palpita nelle sue promesse e condivide tutte le sue richieste. Essa raggiunge la piena misura della sensibilità di Dio, che si effonde in modo mirabile nella Parola.
La preghiera infatti non è interpretazione, ma adesione. Non è indagare, ma «gustare»: «gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia» (Sal 34,9). Capire Dio non vale; fidarsi di Dio è il bene. La gioia è «gustare la dolcezza del Signore» (Sal 27,4).
Dio è il creatore e il salvatore ma la sua Parola diventa significato umano, solo se lui è il «rifugio»; solo se lui mi accoglie incondizionatamente. Dio cioè si rivela per dirmi che mi ama, che egli è la «comprensione» integrale dell'umanità.
Pregare significa spingere Dio all' «approvazione» di tutta la realtà umana. Che egli sia onnipotente non serve. Serve invece il suo amore onnipotente in grado di valutare e glorificare ogni espressione d'umanità.
(Mons Raffaele Nogaro - 1^ parte).