07.09.2025 – 23^ del Tempo Ordinario: Senza giri di parole
, Categoria: Commento al Vangelo, Liturgia,Preti e laici siamo tutti affascinati dalla stessa parola magica: “comunicazione”. Cerchiamo gli specialisti del settore, siamo incuriositi dalle molte pubblicazioni sull’argomento, ricorriamo volentieri ai consigli che ci vengono forniti. Ma, in fondo, quello che ci sta a cuore è soprattutto il consenso. Più che comunicare bene, senza equivoci, vorremmo riuscire magicamente a convincere, a smuovere, a ricevere approvazione. Per questo, pur di assicurarci l’appoggio dei più, non esitiamo a venire a compromessi, a smussare le nostre prediche, ad addolcire le nostre interpretazioni evangeliche, ad adattare il nostro modo di vivere e interpretare il cristianesimo.
Gesù non sembra affatto sfiorato da queste preoccupazioni. Il suo parlare è franco, schietto, immediato. Le sue parole sono esigenti, dure. Non fa nulla per avere qualche discepolo in più, per assicurarsi l’appoggio di qualche personaggio influente. Non viene a patti con chi lo critica o con chi lo giudica eccessivo. Qualche volta, come oggi, può sembrare addirittura che si metta d’impegno per scoraggiare qualche entusiasta.
Comincia con uno stacco netto, radicale, anche dagli affetti più sacrosanti.
Genitori, moglie, figli, fratelli: nessuno può contare più di lui. In effetti prima o poi arriva il momento in cui bisogna scegliere. E allora si vede chi conta veramente.
Chiede un gesto coraggioso: prendere la propria croce e seguirlo. E qui, senza ombra di dubbio, non si tratta di accogliere l’ostacolo imprevisto. Qui prendere la croce vuol dire di fatto mettere in conto, prevedere e accettare tutta la parte necessaria di sofferenza che si deve prendere su di sé, a causa di Gesù e del suo progetto.
Resta un’altra decisione di non poco peso. E riguarda i propri averi, le proprie ricchezze, quei beni nei quali in genere si confida nei tempi difficili, come un sostegno, una garanzia, una difesa. Nei loro confronti Gesù chiede una rinuncia definitiva. Non perché la ricchezza in sé sia un male, ma perché può incrinare la fiducia in lui, la totale disponibilità al servizio del Regno.
Ce n’è abbastanza per scoraggiare anche la persona più determinata!
Ma Gesù non pratica nessuno sconto, nessuna riduzione… Ci mette solo davanti a un calcolo: se non si è pronti a questo, e meglio mollare, meglio lasciar perdere la decisione di seguirlo. Non è cosa per noi. Gesù cerca solo discepoli disposti a tutto per lui.
(Roberto Laurita)
Senza giri di parole

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