07.12.2025 – 2^ Domenica di Avvento: FATE DUNQUE FRUTTI DEGNI DI CONVERSIONE (Mt 3,8)
, Categoria: Commento al Vangelo, Liturgia,Rivivere l’Avvento ogni anno vuol dire riconoscere che siamo sempre in cammino, alla ricerca di una speranza che non ci deluda, di Qualcuno che concretizzi questa speranza.
Per questo S. Giovanni Battista è ancora attuale innanzitutto perché è un testimone che ci precede: l’autenticità e l’austerità che egli esige da noi l’ha esercitata prima su se stesso. Nel deserto si è spogliato delle illusioni di felicità e delle maschere di fariseismo e di materialismo. Per questo può gridare a tutti: “Convertitevi! Riconoscete i vostri sbagli, la vostra fragilità, la vostra incoerenza, la vostra idolatria, gli equilibrismi dell’ipocrisia che ci fanno attribuire l’errore sempre agli altri. Ci sarà qualcuno che vi darà la sua forza, se ammetterete la vostra debolezza, se non vi vergognerete di dichiarare le vostre contraddizioni”.
Svestiamoci quindi di tante apparenze e andiamo alle radici della realtà che sono nel cuore, nella nostra capacità di amare, ritroviamo la semente di Dio in noi che nessuna miseria o meschinità può distruggere. Mettiamo a frutto la nostra penitenza, riscaldiamo la stalla in cui ci siamo ridotti a vivere. Diceva un grande intenditore di Dio e di Gesù, incarnazione del Dio amore, San Giovanni della Croce:
“Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore!”.
Lasciamo da parte la confusione di tanti giocattoli accumulati per essere felici e giochiamo a volerci bene, l’un l’altro perché Dio possa rinascere tra noi.
Un giorno presento al proprietario di un’impresa la denuncia che gli operai non sono stati pagati secondo le normative vigenti. Dopo quattordici giorni d’incessante ricerca, trovo i documenti che testimoniano le irregolarità. Chiedo a Gesù la forza di essere fedele alle sue parole che mi vogliono nella verità e insieme strumento del suo amore.
Il proprietario, davanti alle prove, si difende dicendo che certe leggi gli sembrano ingiuste. Gli faccio notare che i nostri sbagli non possono essere giustificati dalle incoerenze degli altri. Dalla conversazione che ne segue capisco che ha le mie stesse esigenze di giustizia e uguaglianza, ma si era lasciato coinvolgere dall’ambiente.
Alla fine mi dice: “Lei avrebbe potuto umiliarmi e schiacciarmi, ma non l’ha fatto. Per questo ho il dovere morale di ricominciare”.
Lo attende però un impegno immediato e non c’è il tempo per stendere l’atto d’infrazione. Allora prende un foglio e lo firma in bianco e mi dà la prova che è subito disposto a cambiare.
Avvocato presso il Ministero del Lavoro

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