17.07.2022 – 16^ del Tempo Ordinario: Amare guidati dalla “Parola”- Lc 10,38-42

17.07.2022 – 16^ del Tempo Ordinario: Amare guidati dalla “Parola”- Lc 10,38-42

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“Mentre erano in cammino”: la scena è dinamica, c’è un cammino insieme a Gesù composto dai dodici e alcune donne, primo nucleo della Chiesa. Un cammino che porterà Gesù a Gerusalemme, meta ideale di tutto il suo vangelo.
Entrò in un villaggio”: Gesù non evita i villaggi, ma insieme al gruppo dei discepoli e delle discepole li attraversa, incontrando persone di ogni condizione. Senza mai sottrarsi all’ascolto, al dialogo e alla prossimità.
“Una donna, di nome Marta, lo ospitò”: Lungo questo cammino si alternano le scene di accoglienza e di rifiuto, di ospitalità cordiale e di inviti ambigui. Nella casa delle due sorelle Gesù trova quell’accoglienza e ospitalità che gli è stata rifiutata all’inizio del viaggio nel paese dei samaritani (Lc 9,53). Il cammino richiede ogni tanto una sosta, desidera una casa, reclama dei volti. Anche Gesù aveva bisogno di una famiglia per sentirsi amato.
“Maria (…), seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola: sedere ai piedi del maestro indicava l’inclusione fra i suoi discepoli. Accadeva a chi partecipava ufficialmente e regolarmente alle sue lezioni. Che c’è di strano in questo fatto? Nulla per noi, ma, in quel tempo, nessun maestro avrebbe mai accettato una donna fra i suoi discepoli.
Marta era distolta per i molti servizi”: essa sta preparando la cena e ci mette tutta se stessa in maniera ansiosa e affannata. E Gesù glielo fa notare.
Papa Francesco ricorda in proposito che, qualche volta, le comunità cristiane sono affette da “martalismo”. Quando invece il servizio si impernia sull’ascolto e prende le mosse dall’altro, allora gli concede tempo, ha il coraggio di sedersi per ricevere l’ospite e ascoltare la sua parola.
Il servizio necessita, dunque, di radicarsi nell’ascolto della parola del Maestro (“la parte migliore, la parte giusta”, Lc 10,42): solo così si potranno intuire le vere attese, le speranze, i bisogni degli altri.
Gesù conosce tutte le nostre necessità mentre noi solo quelle che ci appaiono più evidenti e sono sempre i nostri occhi a vederle e la nostra mente a giudicarle giuste.
Egli invece sa quali sono i nostri veri desideri e qual è la nostra vera fame e sete e anche ciò che può sfamare e dissetare. E non si tratta di affannarci troppo per procurarlo dal momento che è a portata di mano, ogni momento. Ed è proprio Lui che sa dare cibo e acqua quando e quanto serve.
Non va quindi persa occasione per incontrarlo, fiduciosi e in perfetta calma. Egli non conosce agitazione. È quel mettersi in umile atteggiamento di ascolto di Lui, vivo e operante ovunque, compreso in colui che capita all’improvviso, l’ospite inatteso sotto il tetto del cielo. È vera tensione all’ascolto e desiderio a vivere la Parola di Dio.
È apertura della mente e del cuore a quel che Egli, e non noi, dice o apertamente o attraverso le circostanze o attraverso qualcuno incontrato casualmente, e quindi vuole.
È così che poi lo Spirito santo ha la possibilità di illuminarci e spronarci a metterlo in atto.

 

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