“Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?
Davvero il Signore è risorto! (Lc 24,32.34).
Due persone tristi che non sono incolpate di qualcosa di particolare ma solo di non aver creduto che la croce è solo un passaggio, obbligatorio, ma solo un passaggio. Si sono fermati lì!
Questa è la vera tristezza di ieri e di oggi.
La risurrezione infatti ammette che ci sia prima la morte ma anche la maniera di uscirne.
E allora ogni volta che si sente la morte nell'anima e si continua a sorridere e a parlare della Vita agli altri;
Ogni volta che si è circondati dà oscurità totale e si continua a sorridere e si parla di luce agli altri,
sembrerà di recitare una commedia e di non vivere nella verità, ma in realtà si passa da morte a risurrezione all’interno della stessa sofferenza.
È l’esperienza di Gesù che per manifestare l’amore scende nell’abisso dell’abbandono ma non rimane attaccato alla croce.
La risurrezione di Gesù non è la notizia di una generica vittoria della vita sulla morte. La vittoria sulla morte è una grande notizia, ma non è ancora la "lieta notizia", che è la vittoria dell'amore sulla morte. Solo una vita donata vince la morte.
Frammento.
“È risorto in verità, dicono gli Apostoli, accogliendo i due discepoli di Emmaus, prima ancora che questi possano raccontare la loro esperienza (cf Lc 24, 34). È risorto dunque “nella realtà”, “davvero” (ontos). I cristiani orientali hanno fatto di questa frase il saluto pasquale: “Il Signore è risorto”, a cui il salutato risponde: “È risorto in verità”.

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