20.08.2017 – 20° del Tempo Ordinario: DAL PARADISO  DELLE DOLOMITI  AL PARADISO DEL CIELO…

20.08.2017 – 20° del Tempo Ordinario: DAL PARADISO DELLE DOLOMITI AL PARADISO DEL CIELO…

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Editoriali, Liturgia,

È don Francesco Soccol un grande amico con cui condividevo la vita del  Vangelo. La mattina di mercoledì 2 agosto è partito per il cielo stroncato da un malore, mentre con due amici si trovava all’esterno del Bivacco Cadore, in Val Stalata, sotto i Campanili di Popera.

 

Il Vescovo di Belluno Mons. Renato Marangoni nell’omelia di saluto.

«Egli, senza esitazione alcuna, si è tolto ogni velo. Non era solito prendere distanze di sicurezza e, disarmato, incontrava le persone pelle a pelle. Ognuno di noi ha potuto trovare un’ospitale dimora in lui. Sì, don Francesco si faceva abitare. Andavi da lui e ti sembrava di tornare a casa, di attingere quell’affetto che ti fa sentire amato, atteso da qualcuno, protetto nelle proprie fragilità.

Negli ultimi giorni don Francesco nutriva un incontenibile desiderio di salire in montagna. Voleva “salire”. Noi non comprendiamo il risvolto drammatico della tua salita in montagna ma sembra smontare ogni nostro ragionamento. Sembra dirci che anche il Dio con cui ti sei incontrato sul monte è diventato piccolo, umile, disarmato, abbandonato, sorridente, ospitale, come hai potuto essere tu. Un Dio che sale e scende il monte con noi. E lassù dà la vita.

Hai fatto sì che Dio fosse alla misura del tuo sorriso, del tuo affetto, della naturalezza con cui ci hai incontrati, della leggerezza e discrezione dello starci accanto e dell’entrare in empatia con ognuno, qualsiasi fosse la sua appartenenza di fede e di cultura, forse ci stai suggerendo di cercarlo ancora questo Dio inaspettato in una vita buona, in un’umanità che impara a riconciliarsi e ad aiutarsi.

Solo in una fraternità più voluta e più cercata potremmo far diventare più raggiante il nostro volto senza lasciarlo incupire da rassegnazione e paura.

Noi avevamo colto subito in te il coraggio e la libertà con cui guardavi al futuro delle nostre Chiese, un po’ stanche e demotivate. Hai venduto tutto di te per quello che siamo. Lo hai fatto pieno di gioia. Sei stato un uomo e un prete felice».

Dal Corriere delle Alpi 06.08.2017

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