20.11.2022 – 34^ del Tempo Ordinario – Cristo Re: L’amore dentro il dolore – Lc 23,35-43

20.11.2022 – 34^ del Tempo Ordinario – Cristo Re: L’amore dentro il dolore – Lc 23,35-43

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Il popolo sta a vedere. I capi e i soldati deridono. Uno dei malfattori insulta. Mentre satana, che si era allontanato dopo i tre tentativi nel deserto “fino al momento fissato” (Lc 4,13), azzarda l’ultimo tentativo: “scendi, salva te stesso! Rifiuta la sofferenza e sarai un dio accettabile da tutti; nessuno infatti vuole soffrire e se nemmeno tu accetti la sofferenza, allora siamo tutti salvi, tu e noi”.
Questa tentazione tocca il tasto giusto, diremo il nervo scoperto. E il nemico sa che quel rifiuto impedisce la redenzione cioè il passaggio attraverso la morte per poter poi risorgere. Si tratterebbe di un dio buono che segna una vittoria di tappa ma non dire la meta finale. E così l’uomo salvato dalla sofferenza sarebbe stato poi di nuovo inghiottito dalla morte e per sempre. Avrebbe vinto lui!
E invece è il più inutile tentativo che poteva fare, dal momento che Gesù non e interessato a salvare sé stesso. Era salito sulla croce non per salvare sé stesso, non era questo l’obbiettivo. Solo Dio poteva andare in croce pur non potendo, e poteva non scendere dalla croce pur potendolo fare. È lì non per condanna, ma per amore, per morire insieme per poi fare ingresso insieme in paradiso.
Ma ecco l’incontro di salvezza:
Il malfattore dice: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Lo chiama per nome. Capisce che con lui può usare questa confidenza, lo sente amico. Non lo considera un “signore”, ma un compagno di viaggio, uno che ha accettato di subire, pur essendo giusto, la sorte degli empi.
Gesù gli promette: “Oggi con me sarai nel paradiso!” È l’oggi di Dio che dà la certezza della comunione con Lui. È come se gli dicesse: “Io sono qui (in croce) per te perché tu possa essere con me in paradiso”.
Sono due “me-Me” che si legano e formano un tutt’uno: chi ha alle spalle una vita sbagliata e Colui che non ha fatto nulla di male. E cosa li unisce? L’Amore che tutto vince!
E Gesù questo Amore non solo lo dimostra ma lo fa anche sperimentare quando ci si lascia amare, così come siamo, consapevoli che il suo Amore è crocifisso per me e per te. Ed è da quella posizione che egli esercita il suo potere. Non aveva forse detto di sé: “Io quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”? (Gv 12,32).
Sant’Agostino si stupisce, in suo discorso, del fatto che il buon ladrone abbia compreso la bibbia meglio dei dottori d’Israele. Gli chiede allora se, per caso, tra un brigantaggio o l’altro, avesse studiato la Scrittura. Perché mai, per confessare la divinità di Cristo, il buon ladrone sceglie il momento preciso in cui i discepoli non vogliono crederci più? È allora che sant’Agostino presta al ladrone questa risposta: “No, non ho studiato la Scrittura, ma Gesù mi ha guardato e, nel suo sguardo, ho compreso tutto”.
Questo suo Amore fa strage di cuori. Chi guardando il crocifisso rimane deluso? Tutti lo lasciano ritrovando fiducia e speranza. È la storia di tutti coloro che, cogliendo l’Amore, donano a Dio tutto lo spezzamento e la frantumazione della loro vita e per questo sono salvi: il dono che essi fanno è amore che risponde all’Amore.
C’è qui la prova che l’Amore vive in noi ed è quando di fronte al male e al malfattore, acquistiamo forza e la diamo anche agli altri.
È necessario allora essere anche noi dei crocifissi per amore, cioè amare nel dolore, per far sentire il vero Amore; amare finché fa male, andava dicendo Santa Teresa di Calcutta.
E un tipo di Amore crocifisso è, oggi, quello che spinge ad unire ciò che è diviso. Possiamo fare di ogni dolore un’occasione per amare e tutto può ricomporsi di ciò che è diviso.

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