22.02.2026 – 1^ Domenica di Quaresima: RIMBALZO DI PAROLA – Mt 4, 1-11
, Categoria: Liturgia, Omelie,Inizia una gara tra chi conosce la Parola e Colui che è Parola eterna, tra una parola che si dice e una che si vive. Il tentatore fa sfoggio di intelligenza – non era forse l’angelo più bello del paradiso, il portatore di luce? – mentre Gesù ha lo scopo di salvare e mantenere la relazione con il Padre:
➢ Tentato sulla fame, risponde che l’uomo vive di ogni parola che esce dalla bocca di Dio;
➢ Quando viene sfidato per mettere alla prova l’amore del Padre nei suoi confronti, risponde che Dio non dev’essere tentato.
➢ Al potere che gli promette in cambio dell’adorazione, cioè della sottomissione risponde che si adora solo Dio. Cosa possiamo desumere?
✓ La tentazione ci deve stare! Dice il Siracide: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione” (2, 1).
✓ Può essere vinta! S. Paolo dice: “Nessuna tentazione, superiore alle forze umane, vi ha sorpresi; Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere. (1Cor 10, 13)
✓ Si è custoditi! Dice l’Apocalisse: “Poiché hai custodito il mio invito alla perseveranza, anch'io ti custodirò nell'ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra” (3, 10). È lotta tra la Parola che viene strumentalizzata e la Parola che si fa carne. Il testo latino del prefazio non parla di vittoria sulla tentazione, ma dice evértit, precisando così in modo letterale che Cristo non solo vinse, ma letteralmente ribaltò contro il diavolo quello che egli voleva instillargli nell’animo.
Ma ascoltiamo S. Agostino: “Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l’umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria”. FRAMMENTO. La lingua bene-dice o male-dice. Dice la Sapienza: “Guardatevi da inutili mormorazioni, preservate la lingua dalla maldicenza, perché neppure una parola segreta sarà senza effetto; una bocca menzognera uccide l'anima” (1,11).

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