28.09.2014 – 26^ Tempo Ordinario: L’attesa di un si!

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Liturgia, Omelie,

Un padre ha due figli. Non dona solo la vita ma anche una particolarità e una libertà. Non crea una truppa ma una famiglia in cui ognuno porta il suo nome particolare.

Quando parla “si accosta” ai figli, sta loro accanto.

Il primo: vede un comando dove c’è un favore, vive il suo essere figlio come una schiavitù e non come libertà. E quando non si è scoperto un padre non si possono trovare dei fratelli.

Il secondo: è l’incredibile storia dell’uomo che, non appena è capace di dire “voglio”, comincia a dire “non voglio”, non appena è capace di dire “sì” comincia dire “no”. Il “non voglio”, il “no” è proprio il figlio ad averlo inventato e lui solo.

“L’amore non crea il “no” ma lo rende possibile. Un vero padre è colui che dà al figlio la possibilità di rispondergli “no”. Del resto per Lui è meglio un no libero che un sì ipocrita.

Ma, siccome il figlio che prima dice no e poi sì, è quello che ha fatto la Volontà del Padre, allora è bene capire il significato di un no davanti a Lui. Sant’Agostino dice che “Dio non avrebbe permesso il male se non avesse voluto fare di questo male un bene più grande”. Ci sono beni che l’umanità non avrebbe conosciuto se non ci fosse stato la presenza del peccato e del male. È difficile affermare questo, ma è la verità.

Dio aspetta ansiosamente un sì che nasce rinasce faticosamente dalla speranza anche su se stessi: si può essere gente al limite ma se dentro rimane il desiderio di bene, alla fine il sì accade non più scontato ma pieno e stabile.

E la realtà più determinante è l’ esperienza personale della misericordia di Dio che è capace di trasformare un peccatore in santo! E questo accade perché non c’è più quella sicurezza o supponenza che porta al giudizio su tutto e su tutti e subentra il sentimento vero di Gesù che è quello stesso del Padre, Abbà, Papà.

«Se un cristiano — ha detto in un omelia Papa Francesco — non è capace di sentirsi proprio peccatore e salvato dal sangue di Cristo crocifisso, è un cristiano a metà cammino, è un cristiano tiepido». E «quando noi troviamo chiese decadenti, quando noi troviamo parrocchie decadenti, istituzioni decadenti, sicuramente i cristiani che sono lì mai hanno incontrato Gesù Cristo o si sono dimenticati di quell’incontro con Gesù Cristo».

«La forza della vita cristiana e la forza della Parola di Dio — ha chiarito — è proprio in quel momento dove io, peccatore, incontro Gesù Cristo. E quell’incontro rovescia la vita, cambia la vita. E ti dà la forza per annunciare la salvezza agli altri».

È lì posiamo dire che nasce così la forte compassione – il sentire in sé ciò che l’altro sente e vive – come dono di Dio che prima la offre alla singola persona e gliela fa sperimentare così che diventa capace di averla anche per gli altri.

Tutto questo accade perché Dio di fronte al male si trova ad essere l’unico a poter vincere e l’uomo può trovare in lui la salvezza che dal quel no lo porta a dire un si pieno e totale.

Il nostro sbaglio è dunque quello di voler essere perfetti attraverso le nostre forze e la nostra volontà – era del computer! – senza far conto della grazia di Dio. Senza Dio nessuno può esserlo. La perfezione è solo sua. Ecco perché chi si abbandona in Lui, pur peccatore e gran peccatore, imperfetto, ottiene quella perfezione che Dio giorno dopo giorno realizza nella sua vita. E’ dire in verità: Signore, ho sbagliato, sono fragile ma Tu sei più forte, superiore a ogni errore, abbi pietà di me!

È solo questione di fiducia nell’amore misericordioso di Dio!

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