Metterci il cuore

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Sono una volontaria ospedaliera e settimanalmente dedico un po’ del mio tempo ai malati. Passiamo ai loro capezzali cercando di capire i bisogni: un bicchier d’acqua, spostare un cuscino, aiutare durante i pasti, oppure semplicemente ascoltare i loro dubbi, timori, confidenze. Sembra semplice, ma bisogna metterci il cuore, altrimenti diventa un servizio freddo.

Venerdì avvicinandomi ad un letto occupato da un uomo in evidente stato di degrado fisico e di grande sofferenza, ho evitato ogni contatto lasciando alla mia collega l’ingrato compito. Quando è arrivato il pranzo, essendo l’unica volontaria presente, ho però dovuto aiutarlo a mangiare, cercando di mantenere le dovute distanze.

Ad un certo punto mi sono chiesta perché ero lì. E mi sono ricordata una frase: “Ogni volta che avrete fatto queste cose ad uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatta a me”. Sentivo che senza amore, rispetto per la persona, attenzione alle sue esigenze, i rapporti personali possono essere corretti ma incapaci di dare risposte alle esigenze umane.

Ho cercato di superare ogni titubanza e il mio atteggiamento è cambiato. Lentamente quel volto si trasforma, quegli occhi castani sofferenti e malinconici diventano luminosi e alla fine mi dice: “È il primo giorno, dopo tanti, che sento il pasto gustoso. Grazie a te ho mangiato bene e volentieri. Che Dio ti benedica”.

(C.L., Italia)

 

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