Un risvolto inedito della carità

Pubblicato da Stefano, Con 0 Commenti, Categoria: Articoli,

Uno si chiede perché dovrebbe incolparsi quando, standosene in tutta tranquillità e pace, viene insultato dal fratello che sopraggiunge con qualche parola offensiva e infamante e, non potendola sopportare, si ritiene in diritto di adirarsi e di protestare.

Poiché se quello non fosse giunto e non avesse parlato e non avesse dato fastidio, egli non avrebbe peccato.

La scusa è certamente ridicola e non poggia su un ragionevole fondamento.

Non è stato certamente per il fatto che gli sia stata detta qualche parola che è ribollita in lui la passione dell’ira, ma piuttosto quelle parole hanno svelato la passione che già si portava dentro.

Perciò, se ha buona volontà, avrà ottime ragioni per fare penitenza.

Egli è simile alla segala chiara e splendente che rivela le sue scorie solo quando viene macinata. Cosi colui che siede tranquillo e pacifico, come egli pensa, possiede all’interno una passione che non vede. Sopraggiunge il fratello, dice qualche parola pungente, e subito tutto il fondo deteriore, che si nascondeva dentro, è vomitato fuori.

Perciò se vuole ottenere misericordia, faccia penitenza, si purifichi, cerchi di migliorare e vedrà che a quel fratello invece di un oltraggio doveva piuttosto rivolgere un ringraziamento essendo stato messo da lui nell’occasione di progresso spirituale”.

 

(S. Doroteo, abate, Discorsi Spirituali)

 

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